Da sempre l’oro si è dimostrato un investimento molto più sicuro di tanti altri strumenti finanziari. Ma anche questa commodity è soggetta ad oscillazioni di prezzo, e questo potrebbe portarci ad investire nei momenti sbagliati. Il team di The Sigma Squared ha realizzato per voi una analisi della stagionalità dell’oro in modo da mettere in luce quelli che sono i mesi più redditizi.
L’ORO E’ MONETA
“Gold is money. Everything else is credit”. Con la frase “L’oro è moneta, tutto il resto è credito”, John Pierpont Morgan stava dando una grande lezione di economia moderna già all’alba del novecento. Nonostante le importanti evoluzioni della banche centrali, l’oro rimane una commodity importante per le garanzie che può dare ad un sistema valutario; il sistema fiduciario dovrebbe aver sconfitto il vincolo fisico dell’oro ma la realtà dei fatti è ben diversa: ad oggi le riserve aurifere rimangono un’importante componente all’interno dei principali sistemi monetari mondiali.
Nel Grafico 01 viene mostrata la divisione per stato dell’ammontare totale di riserve aurifere; subito dopo agli USA vengono le tre principali potenze economiche Europee che unite superano gli Stati Uniti. Infatti, Euro Area risulta essere la prima potenza economica per quantità di riserve aurifere.

IL SALVA-DENARO
A livello storico, nel lungo periodo, il prezzo dell’oro è sempre cresciuto, e lo ha fatto a velocità maggiore delle inflazioni occidentali.

Il Grafico 02 infatti mostra i rendimenti comulati dell’oro fatto cento il 1970. Confrontando la performace con quella dell’inflazione, un investitore che per 50 anni avesse investito in oro si ritroverebbe con quasi 3 volte il proprio capitale in termini reali. Se però consideriamo intervalli di tempo più ristretti allora possiamo facilmente notare che non sempre l’oro si è mostrato un buon investimento: dal 1980 all’inizio del 2000 il suo prezzo infatti non ha fatto altro che scendere.
Questo periodo corrisponde ad un forte aumento della sua produzione, infatti, la maggiore quantità d’offerta ha fatto scendere il suo prezzo per quasi vent’anni. Lo stesso effetto lo possiamo osservare anche dal 2010 fino ad inizio 2019. Il lato offerta risulta essere una determinante molto importante del sul andamento.
Il Grafico 03 concentra l’analisi sull’ultimo vent’ennio: possiamo notare una prima parte di crescita costante con rendimenti decisamente positivi fino al 2012 e una decisa inversione di trend che parte l’anno successivo e, bene o male, dura fino al 2019.

Tutto questo evidenzia che non sempre l’oro risulta un buon investimento, dipende dal range temporale e dal timing (momento in cui si sceglie di entrare nel mercato).
STAGIONALITA’ DELL’ORO
Passiamo ora alla vera e propria analisi della stagionalità dell’oro: con il nostro comune approccio (già illustrato nel precedente articolo “Migliori mesi per investire in borsa”) sfrutteremo le proprietà di una distribuzione t-Student per calcolare gli intervalli di confidenza della media campionaria della variabile di nostro interesse: i rendimenti mensili del metallo prezioso. L’idea è quella di capire con un livello di significatività del 90% quali siano i mesi con rendimenti positivi.
Il Grafico 04 mostra in risultati dell’analisi realizzata tenendo in considerazione le performance degli ultimi trent’anni.
Vendono messi in evidenza Gennaio, Febbraio e Settembre come mesi tendenzialmente positivi mentre il peggiore è marzo.

Stringendo il range temporale, e considerando solo gli ultimi vent’anni vengono riconfermate le osservazioni precedenti sui primi due mesi dell’anno; al contrario Marzo che perde la sua significatività ed Agosto prende il posto di Settembre in termini positivi (grafico 05)

CONCLUSIONI
La nostra analisi della stagionalità dell’Oro ha indirizzato la nostra attenzione su due mesi in particolare: Gennaio e Febbraio. Questi due mesi evidenziano rendimenti medi significativamente positivi in entrambi i range temporali considerati. Settembre e Agosto invece vengono confermati entrambi in un solo range temporale. Si consideri che l’analisi della stagionalità riferita a 30 anni, avendo più numerosità di dati, risulta più precisa ma potrebbe inglobare informazioni riferite a dinamiche di mercato non più rappresentative della situazione attuale.
Si noti inoltre che considerare dati vecchi di 20 anni potrebbe già comportare questo tipo di rischio.